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Scheda prodotto |
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Prezzo:
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Nome:
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Le rivolte metropolitane. Potere destituente |
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Cod.:
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9788884836816 |
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Autore:
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Aa. Vv. |
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Disponibilità:
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Si |
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Descrizione:
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Les Révoltes métropolitaines. Pouvoir desituant |
DETTAGLIO:
La rosa di nessuno/ La rose de personne - Le rivolte metropolitane. Potere destituente/Les Révoltes métropolitaines. Pouvoir desituant
Isbn 9788884836816/ Anno 2008/ Euro 16,00
A tre anni di distanza le rivolte francesi dell’autunno del 2005 non hanno cessato di rappresentare un enigma politico e teorico straordinario. Rivelano ancora un potenziale critico difficilmente esorcizzabile e che va ben al di là dell’esperienza di una turbolenza urbana ascrivibile ad un generico disagio sociale che attraverserebbe qualsiasi periferia del mondo globale. Riferiscono forse un intralcio bio-politico dell’ordine del mondo contemporaneo nell’età del tramonto della politica classica. Ma soprattutto le rivolte francesi affiorano forse come l’apice dell’emersione metropolitana (Los Angeles, Seattle, Genova) di un potere di rifiuto che sembra svincolarsi dal confronto dialettico tra un potere costituente e un potere costituito. Il numero 3 della Rosa di Nessuno, con il contributo di alcuni dei più significativi filosofi della politica francesi ed italiani, definisce questo potere di rigetto come una forza destituente. Il concetto dovrebbe nominare una tensione materiale e simbolica di ritrazione e schivata da parte di una singolarità plurale capace di depistare qualsiasi governo istituzionale della vita. Gli autori ne investigano lo statuto (è un fenomeno politico?) e la potenza (è una disposizione ontologica?). Ne esplorano la problematicità e la singolarità. Si interroga la consistenza di un potere fuori la logica del potere politico e ciò nonostante in grado, forse, di sospendere la deriva biologica di rapporti sociali che non ammettono l’evento della trasformazione.
Trois ans après, les révoltes françaises de l’automne 2005 n’ont pas cessé de représenter une énigme politique et théorique de première importance. Elles recèlent toujours un potentiel critique que l’on peut difficilement évacuer et qui va bien au-delà de l’expérience d’une turbulence urbaine qui relèverait d’un mal-être social commun à toutes les banlieues du monde. Elles désignent probablement un blocage bio-politique de l’ordre du monde contemporain à l’époque de la fin de la politique classique. Mais les révoltes françaises apparaissent surtout comme la plus vive émergence dans nos métropoles (Los Angeles, Seattle, Gênes) d’un pouvoir de refus qui semble rompre avec la confrontation dialectique entre un pouvoir constituant et un pouvoir constitué. A travers les contributions d’auteurs français et italiens dont les travaux comptent parmi les plus significatifs en matière de philosophie politique, le numéro 3 de La Rose de Personne définit ce pouvoir de rejet comme une force destituante. Ce concept renvoie à une tension matérielle et symbolique vers la sécession et l’esquive de la part d’une singularité plurielle, capable de déjouer toute prétention au gouvernement institutionnel de la vie. Les auteurs de ce numéro en examinent le statut (s’agit-il d’un phénomène politique ?) et la puissance (s’agit-il d’une disposition ontologique ?). Ils en explorent le caractère problématique et la singularité. Ils interrogent la consistance d’un pouvoir qui, tout en se situant hors de la logique du pouvoir politique, est peut-être capable de suspendre la dérive biologique de rapports sociaux qui n’admettent pas l’événement de la transformation.
Dans ce numéro interventions de In questo numero interventi di Pierandrea Amato, Etienne Balibar, Sidi Mohammed Barkat, Michèle Bompard-Porte, Alain Brossat, Andrea Cavazzini, Alexandre Costanzo, Tristana Dini, Ottavio Marzocca, Susan Petrilli, Marco Antonio Pirrone, Augusto Ponzio, Paolo Primi, Jacques Rancière, Luca Salza, Yoshiyuki Sato, Mario Tronti, Adriano Vinale.
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Recensioni:

Autore: franco cuomo
La filosofia napoletana alla prova della rivolta
Molto intrigante l’articolo del filosofo Maurizio Zanardi “La filosofia napoletana alla prova della rivolta”, apparso su La Repubblica-Napoli del 20 maggio. Zanardi, recensendo un nuovo numero della rivista “La rosa di nessuno” (edita da Mimesis), si interroga sulla capacità della filosofia di farsi “toccare” dalla realtà e sulla sua potenzialità di dare una forma concettuale originale a territori del pensiero politico che non hanno ancora un loro linguaggio, o – meglio - lo hanno ma la forma di questo linguaggio sembrerebbe essere ancora priva di quei concetti che dovrebbero aprire alla rappresentatività politica. Il numero della rivista curato da cinque giovani filosofi napoletani si propone come «pubblicazione di filosofia in presa diretta con la realtà » ed argomenta sulle rivolte delle banlieue parigine. I cinque filosofi napoletani hanno collaborato con Étienne Balibar e Alain Brossat. Zanardi, partendo da questo sforzo concettuale, argomenta che a Napoli « due gesti filosofici eterogenei sembrano oggi contendersi lo spazio pubblico della nostra città: il gesto del filosofo-educatore- guida e quello del filosofo che non ha da educare o guidare, ma da segnalare e sostenere l’ineducato ma carico di possibilità apparire dell’imprevisto ». Io a questi due gesti ne aggiungerei un terzo, il gesto dei Filosofi Riconosciuti Tali dal mondo accademico napoletano. Quest’ultimo gesto è determinato dai filosofi del Potere Costituito, che conseguentemente al loro fare rappresentano lo statu quo attraverso le procedure del potere universitario e del potere politico. Lo spazio della filosofia a Napoli oggi è lo spazio detenuto da quei filosofi che « credono che la politica si identifichi con il potere di governo » e che dunque il “filosofo di notorietà” debba in un certo qual modo « condurre i governanti sulla retta via » , un connubio letale per la politica e per la filosofia. E’ una patologia della rappresentazione filosofica- tipicamente italiana e dunque anche napoletana- che esclude tutto ciò che non si adegua a questo universo di discorso. Oggi questa società napoletana dei filosofi è incompatibile con tutto ciò che non la rappresenta, ma soprattutto è incompatibile con ciò che sta al di fuori della politica. Ove mai a Napoli dovesse esistere una filosofia del Potere Destituente questa non avrebbe visibilità perché non si darebbe una correlazione tra questa e quella rappresentata istituzionalmente. La Francia, diversamente dall’Italia, e con un padre del pensiero critico come Michel Foucault, ha dato voce all’esclusione. Ancora oggi si continua a far riferimento agli studi di Foucault sulle procedure di produzione del Sapere e sui rapporti che questo intrattiene col Potere. Non riesco a vedere altro, o per lo meno non riesco ancora a vedere un superamento di questo maître à penser mentre gli stessi studi di Brossat su correlazione tra accanimento punitivo e sicurezza sociale non aggiungono molto altro a Sorvegliare e Punire ovvero, che i detenuti nelle nostre società sono per lo più stranieri o giovani meridionali, e ciò sta ad indicare che la società non è in grado di offrire una via d'uscita all'emarginazione dei più deboli. Mentre sul rapporto Sapere/Potere, per tornare alla filosofia della società napoletana, io vorrei rivolgere a Maurizio Zanardi una domanda che è questa: ci sono a Napoli filosofi che « destituendo il potere dei governi e dell’accademia » riaprono lo spazio della politica a quello del pensiero filosofico, che non è la stessa cosa del sapere col quale spesso lo si confonde? La filosofia, per quanto mi riguarda, non è mai stata quella che si insegna nelle Università, tranne qualche rarissima eccezione, il punto però è: perché a Napoli siamo costretti ad interrogarci sempre sullo stesso quesito? Il mio punto di vista di Filosofo invisibile, che si lascia “toccare” e “ferire” e “meravigliare “ dal reale e dal suo accadere, dal mondo nel suo darsi, è che il pensiero filosofico « in presa diretta con la realtà » non trova possibilità di rappresentazione anche nelle stesse procedure di produzione di quel sapere che dovrebbe garantire agli esclusi una visibilità. Non c’è bisogno di approdare alle banlieue parigine o alle nostre periferie urbane per costituire un raffinato esotismo concettuale dell’esclusione. Le pratiche dell’esclusione sono coltivate nello stesso universo di discorso che produce i concetti della filosofia del potere costituito. Vale, a mio modesto avviso, in questo universo la Regola degli effetti laterali di foucaultiana memoria ovvero: l’esclusione di ciò che non fa parte del sistema di rappresentazione, ufficialmente riconosciuto dai Filosofi Riconosciuti come Tali dalla società filosofica napoletana della quale fa parte lo stesso Zanardi, deve produrre il proprio effetto ovvero: quello di "prevenzione generale" soprattutto nei confronti di chi non deve avere accesso a tale riconoscimento. Una filosofia autentica dovrebbe allora, al pari di una nuova politica, cominciare dall’assunzione e dall’ascolto di chi non ha parola o rappresentazione e non dalla indifferenza intellettuale verso chi non ha voce. Credo che il WEB da questo punto di vista abbia contribuito ad una deregulation e la filosofia, quella esclusa dai “salotti di rappresentanza”, circoli con più facilità sul WEB producendo effetti di democrazia reale, proprio come quelle rivolte e quegli incendi nelle banlieue producono la crisi dei modelli di rappresentazione del politico. D’altra parte il potere, come ci ha insegnato Foucault, non ha solo questa funzione spregevole, ma ne ha anche una positiva e apprezzabile: produrre nuovi ambiti di verità e nuovi saperi.
franco cuomo
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